MUSEO STORICO DI BERGAMO
Bergamo

  Informazioni generali
Museo storico di Bergamo
Fondazione Bergamo nella storia
Indirizzo
Piazza Mercato del Fieno 6/A - 24129 Bergamo
Tel. 035.247116 - 035.226332 - Fax 035.219128
E_MAIL: info@bergamoestoria.it
URL: www.bergamoestoria.org

Apertura

Rocca – Museo storico sezione Ottocento
Piazzale Brigata Legnano
Tel. 035.221040
* Da ottobre a maggio: 9.30-13.00; 14.00-17.30
* Da giugno a settembre: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì: 9.30-13.00; 14.00-17.30 Sabato e festivi: 9.30-19.00
Chiuso il lunedì

Ex convento di San Francesco – sezione mostre
Piazza Mercato del fieno 6/A
* Da ottobre a maggio: 9.30-13.00; 14.00-17.30
* Da giugno a settembre: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì 9.30-13.00; 14.00-17.30 Sabato e festivi 9.30-19.00
Chiuso il lunedì

Museo donizettiano (vedi scheda)
Via Arena 9
Tel. 035 237374
* Da ottobre a maggio: 9.30-13.00 Sabato e festivi 9.30-13.00; 14.00-17.30
* Da giugno a settembre: 9.30-13.00; 14.00-17.30
Chiuso il lunedì

Campanone
Piazza Vecchia
* Da novembre a marzo: sabato e festivi 9.30-16.30
Martedì, mercoledì, giovedì e venerdì aperto su prenotazione, minimo 5 persone (tel. 035/247116 – 035/226332)
* Da aprile a ottobre: 9.30-19 Sabato e festivi 9.30-21.30
Chiuso il lunedì

Torre dei caduti
Piazza Vittorio Veneto
Aperta su prenotazione, minimo 5 persone (tel. 035/247116 – 035/226332)


Ingresso
a pagamento
Biglietto singolo 3.00 euro
Biglietto cumulativo per i quattro siti del circuito museale (Museo Donizettiano, Rocca, ex Convento di San Francesco, Campanone) 5.00 euro
Gratuito per ragazzi da 0 a 18 anni e disabili.

Visite guidate
A richiesta, a cura dei servizi educativi.

Informazioni visite
tel. 035.247116 - Fax 035.219128
email museostorico.educazione@bergamoestoria.it

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CENNI STORICI

Il Museo storico di Bergamo nelle sue forme attuali nasce nel 2004, ma la sua storia ha inizio nel 1917 quando, con il nome di Civico museo e archivio del Risorgimento, viene inaugurato nella sede dell’Ateneo, in Città alta, il 20 settembre. La sistemazione museale segue la tesi assai diffusa e personalmente sostenuta dal conservatore, Ciro Caversazzi, secondo la quale il conflitto mondiale allora in atto rappresenta l’ultima guerra risorgimentale, espressione del diritto naturale dell’Italia all’unificazione. Quattro importanti donazioni, Camozzi Vertova, Locatelli Milesi, Società veterani e reduci e Invernizzi-Nullo, costituiscono il primo nucleo delle collezioni.

Altri lasciti e donazioni si aggiungono ben presto, rendendo il locale insufficiente; più idoneo risulta il rinnovato complesso della Rocca, di proprietà del Comune di Bergamo dal 1923, dove il museo viene trasferito nel 1934. Dopo il lungo periodo di chiusura durante la seconda guerra mondiale e la successiva ricostruzione, il museo viene riaperto nel 1959 per essere poi, nel 1960, anno del centenario della spedizione dei Mille, risistemato e ampliato ad opera di Alberto Agazzi, con l’aggiunta di una sezione dedicata alla Resistenza, considerata il «terzo Risorgimento».

Segue a partire dagli anni settanta un periodo di crisi, legato alla necessità di ripensare l'esposizione e di ristrutturare gli spazi. Nel 1997 il museo, rinnovato nell'impostazione e denominato Museo storico della città, riapre nell’ex convento di San Francesco. Il percorso espositivo e le proposte educative rispondono al progetto culturale redatto in una sua prima fase da Roberto Galati, poi attuato grazie al gruppo coordinato da Mauro Gelfi operante dal 1994: nel progetto l'attenzione si rivolge oltre che agli eventi politico-militari, anche alle vicende urbanistiche ed economico-sociali della città e del territorio, in una visione di storia globale.

Alla fine del 2002 è stata costituita la Fondazione Bergamo nella storia con l’intento di salvaguardare e valorizzare in modo nuovo l’importante patrimonio storico, culturale e artistico del territorio bergamasco. Tra gli scopi la realizzazione di un museo aperto al pubblico per documentare come la città e la provincia si sono modificate, in un lungo arco temporale secolare, nella struttura urbanistica e in quella della società, nelle mutevoli articolazioni politiche ed economiche. Nel 2004 la rinnovata esposizione dedicata all’Ottocento del Museo storico di Bergamo è stata inaugurata nell’edificio restaurato della Rocca.

CRITERI ESPOSITIVI - ITINERARIO DI VISITA

Rocca Museo storico – sezione Ottocento Rocca Museo storico – sezione Ottocento
L’itinerario, dopo una breve sezione introduttiva dedicata al dominio veneto (documentato tra l'altro da monete rinvenute presso il Convento di S. Francesco durante i restauri del 1938), parte dall’albero della libertà, innalzato in piazza Vecchia, per narrare gli eventi della Repubblica bergamasca del 1797 e prosegue con le vicende inerenti il dominio napoleonico, con particolare attenzione alla situazione economica documentata da grafici, tabelle e mappe tematiche esito di studi condotti dalla Fondazione per la storia economica e sociale di Bergamo.

Sullo sfondo del nuovo regime austriaco, subentrato nel 1814 a quello francese con l’inserimento del Lombardo-Veneto nell’Impero d’Austria, il racconto prosegue soffermandosi sul ruolo economico e sociale della Fiera attraverso un’area tematica dedicata e su alcuni luoghi e personaggi significativi dell’ambiente culturale bergamasco, tra i quali il compositore Gaetano Donizetti. L’immagine della città viene ricostruita attraverso mappe originali d’epoca, manifesti con dati statistici, vedute e una postazione multimediale con planimetrie composte attraverso l’informatizzazione dei dati catastali del 1853.

Per il biennio 1848-1849 vengono indagate le diverse componenti politiche e sociali degli eventi rivoluzionari, rapportati al più generale quadro nazionale. Il percorso evidenzia in particolare l’emergere nello scenario insurrezionale di alcuni personaggi che avranno da allora in avanti un ruolo di primo piano nelle vicende risorgimentali e nella vita economica e politica locale: tra questi i fratelli Giovan Battista e Gabriele Camozzi. Uno sguardo all'ambito produttivo viene proposto dalla ricostruzione di una filanda, che sottolinea la centralità della seta nell’economia bergamasca ancora alla metà dell’Ottocento e il correlato ruolo primario in ambito sociale e politico rivestito dagli imprenditori del settore.

Il percorso prosegue presentando i connotati della città e del territorio, sia a livello urbanistico che istituzionale e sociale, durante la seconda guerra d’indipendenza e la successiva formazione del Regno d’Italia. Quale simbolo del dibattito patriottico nel decennio decisivo per l’unità nazionale (1849-1859), chiude la sezione la ricostruzione del salotto di casa Camozzi nei dintorni di Genova, cenacolo politico democratico, accompagnata da una postazione multimediale dedicata a Gabriele Camozzi e alla sua compagna Alba, animatori del cenacolo. Bergamo è la città che ha portato nel 1860 il maggior numero di volontari tra i garibaldini in Meridione, 174, e che per tal motivo reca sul gonfalone l’appellativo “Città dei Mille”. Nella sezione dedicata alla Spedizione dei Mille, i volti, le vicende, le motivazioni, le opinioni dei volontari bergamaschi vengono accompagnati dalla ricostruzione del Teatrino dei filodrammatici, dove ha avuto luogo l’arruolamento cittadino, e da una postazione multimediale, che narra gli eventi basandosi sulle testimonianze scritte lasciate da Guido Sylva e Francesco Cucchi. Un pantheon chiude la sezione, contrapponendo al mito di Garibaldi e dei suoi uomini la realtà problematica del Meridione dopo la Spedizione, simboleggiata dal “brigantaggio”.

A seguire il racconto espositivo ripercorre il ruolo avuto dai bergamaschi nel completamento dell’unificazione nazionale dopo il 1860: dalla limitata adesione ai tentativi insurrezionali garibaldini di Sarnico ed Aspromonte nel 1862 e di Roma nel 1867, animati da pochi patrioti fedeli al generale come Francesco Nullo e Francesco Cucchi, alla più ampia partecipazione alla terza guerra di indipendenza nel 1866, sul fronte militare ma anche su quello assistenziale, attraverso il neonato comitato bergamasco dell’Associazione italiana di soccorso pei soldati feriti e malati in tempo di guerra, la futura Croce rossa. Alcune vignette satiriche, tratte dai giornali del tempo, danno conto del dibattito politico di quegli anni.

Al termine del percorso, la realtà cittadina e provinciale dopo l’Unità viene presentata partendo dalla conformazione urbana e del territorio, per passare poi agli aspetti sociali (l’organizzazione assistenziale pubblica e privata e il sistema scolastico) e alla situazione produttiva, che vede la coesistenza di attività e metodi di lavoro tradizionali con un sempre più intenso sviluppo industriale, documentato da una postazione multimediale dedicata. La ricostruzione di Porta Nuova, simbolo del ruolo egemone assunto nella seconda metà dell’Ottocento dall’abitato in piano rispetto a quello sul colle, ospita documenti che tracciano le linee salienti della vita cittadina, dal dibattito elettorale, alla stampa periodica, ai collegamenti ferroviari, alle normative inerenti i prezzi dei beni di consumo.