La Pinacoteca è ospitata nell’edificio neoclassico, progettato su disegno di
Simone Elia - vincitore del concorso con Leopoldo Pollack - nel primo decennio
del XIX secolo, sorto ad ampliamento della preesistente struttura commissionata
dal fondatore Giacomo Carrara a Costantino Gallizioli. Il nucleo originario
è costituito dalla imponente raccolta, frutto di oltre un quarantennio di
collezionismo del Conte bergamasco che, ispirandosi ad idee illuministe lasciò
alla città la sua raccolta “per pubblico beneficio” e con l’intento didattico di
costituire un repertorio di modelli per la attigua scuola di pittura da lui voluta
per l’istruzione di “dodici poveri giovani” ai quali si intendeva fornire una adeguata
preparazione professionale oltre che artistica. Agli oltre 1500 pezzi della
Collezione Carrara, in prevalenza rappresentativi delle scuole veneta e lombarda,
si aggiunsero nel 1804 i circa 240 dipinti della collezione veneziana
di Salvatore Orsetti acquistati dalla Commissaria che amministrava
l’Accademia Carrara dopo la morte del fondatore. Il patrimonio della
Pinacoteca si è arricchito nel corso del XIX e XX secolo in prevalenza attraverso
importanti donazioni di intere collezioni private tra le quali non vanno dimenticate:
la collezione Lochis (1866, opere in prevalenza di scuola centro italiana
del rinascimento), il lascito del Senatore Giovanni Morelli (1891, dipinti
di grande pregio del rinascimento italiano e d’oltralpe) fino alle più recenti
Volpi Bassani D’Amico (1996, opere del Settecento italiano) e Federico Zeri
(2000, 50 sculture rinascimentali e barocche). Attualmente la Pinacoteca conserva
oltre 2000 dipinti insieme a miniature, disegni, stampe, sculture, medaglie
e oggetti d’arredo.
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CRITERI ESPOSITIVI - ITINERARIO DI VISITA
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I dipinti esposti nelle 26 sale dei due piani e del pianoterra dell’edificio, sono
ordinati in un percorso cronologico per scuole secondo due diversi modelli
ostensivi: nelle sale del primo piano è di fatto riproposto un allestimento “a
tappezzeria” con il rispetto del centro parete sottolineato dal dipinto di maggior
pregio o dimensioni circondato dagli altri; al secondo piano l’allestimento,
curato da Fernanda Wittgens negli anni sessanta del Novecento, privilegia
la godibilità dei singoli pezzi collocati sulle pareti lungo una sola linea con ampi
spazi di rispetto tra l’uno e l’altro. In alcune sale sono presenti, piccole sculture,
o vetrine per la ostensione di medaglie, placchette e dipinti di piccolo formato;
alcuni mobili completano l’arredo.
Si accede alla Pinacoteca attraverso l’ingresso posto nel corpo centrale di fabbrica
che immette nel monumentale Salone d’onore (in cui è collocato il
bookshop) anticamente adibito a sala dei gessi per la scuola di pittura di cui è
testimonianza la particolare luminosità. Nella parete centrale, all’interno di
una alta nicchia, è conservato il busto celebrativo ed idealizzante del fondatore
eseguito nel 1804 da Antonio Canova.
Nella Sala I il gotico cortese è ben rappresentato nelle sue declinazioni lombarde
(Bonifacio Bembo, Maestro del 1456), venete (Iacopo Bellini e Antonio
Vivarini) e toscane (Paolo di Giovanni Fei).
Di particolare interesse: Carte da tarocco (26 pezzi a tempera, oro e argento
su cartoncino).
La Sala II è in gran parte costituita da opere provenienti dalla raccolta di
Giovanni Morelli e rappresenta i diversi orientamenti artistici del Quattrocento
toscano testimoniati dai differenti esiti della pittura di Beato Angelico, Sandro
Botticelli, Lorenzo Monaco e Neroccio di Bartolomeo Landi. Accanto a
questi il celeberrimo Ritratto di Lionello d’Este di Pisanello, espressione del
momento di passaggio dal gotico cortese alla nuova cultura umanistica.
La Sala III consente una lettura ad ampio raggio della pittura veneta del
Quattrocento: dalle scelte arcaizzanti della bottega squarcionesca e di quella
dei Vivarini, a quelle più vicine alle nuove istanze dell’Umanesimo di Giovanni
Bellini e Andrea Mantegna. Di particolare interesse il Trittico di San Martino
di Bartolomeo Vivarini, la Madonna con Bambino di Carlo Crivelli e la
Natività di Maria di Vittore Carpaccio elemento di un ciclo con le storie di
Maria per la Scuola degli Albanesi a Venezia; le Madonne Lochis e di Alzano
di Giovanni Bellini e la Madonna con Bambino di Andrea Mantegna.
Nella Sala IV si completa il percorso sul Quattrocento italiano attraverso le scuole
lombarda, con Vincenzo Foppa e Ambrogio Borgognone, ferrarese, con
Cosmè Tura e Boccaccio Boccaccino e piemontese, con Defendente Ferrari.
Al variopinto panorama degli esiti della scuola belliniana in bergamasca è dedicata
la Sala V: dall’ingenuo linguaggio di Francesco di Simone da
Santacroce alla solenne interpretazione venata di realismo di Andrea
Previtali, sino al raffinato cromatismo di Giovanni Cariani che apre già verso
la pittura del Cinquecento.
La grande pittura veneta del Cinquecento è rappresentata nella Sala VI da due
opere giovanili di Tiziano e dalle peculiari declinazioni bergamasche di Jacopo
Palma il Vecchio e Giovanni Cariani, accanto ai quali spicca l’originale personalità
di Lorenzo Lotto.
La Sala VII offre una selezione panoramica delle principali scuole del
Cinquecento italiano: da Perugino e Raffaello a Tintoretto e El Greco.
Una sintesi delle caratteristiche della Collezione Morelli è visibile nella Sala
VIII che accoglie alcuni dipinti di piccolo formato ma di elevata qualità di scuole
italiane del ‘400 e ‘500.
Alla ritrattistica del principale artista bergamasco del XVI secolo, Giovan
Battista Moroni, è quasi interamente dedicata la Sala IX. Dai ritratti di pompa
della altolocata nobiltà locale - Isotta Brembati , Pace e Bernardo Spini,
sino ai più austeri e introspettivi Ritratti di vecchi, che ben rispecchiano l’adesione
alle istanze morali della Controriforma da parte del pittore albinese
nelle ultime fasi della sua vita.
Nella Sala X sono presenti opere del XV e XVI secolo, provenienti dalle
Collezioni Lochis e Morelli, appartenenti alle principali scuole pittoriche d’oltralpe.
Si segnalano in particolare la Salita al Calvario di Albrecht Durer ,
Cristo e l’adultera di Pieter Bruegel il Vecchio ed il Ritratto di Louis De
Cleve di Jean Clouet.
Dopo aver ripercorso a ritroso le sale, l’itinerario riprende dalla Sala XI che si
affaccia sullo scalone principale. In questa sala è visibile una ristretta rappresentanza
di dipinti secenteschi, dei quali in origine la pinacoteca era ricca, salvatisi
dalla imponente vendita all’asta del 1835. In ossequio al gusto neoclas-sico imperante, la Commissaria sacrificò una grande parte della Raccolta
Carrara al fine di reperire i fondi necessari al restauro e riallestimento delle gallerie.
Le opere conservate consentono comunque una lettura della ritrattistica
e della pittura devozionale lombarde ispirate dalla Controriforma, Cerano,
Carlo Ceresa, Giovan Paolo Cavagna e Enea Salmeggia, accanto ad alcuni
esempi di scuola genovese, Bernardo Strozzi ed emiliana, Guercino.
La grande Sala XII con il soffitto decorato da Enrico Scuri e dai suoi allievi della
Scuola di Pittura dell’Accademia Carrara presenta una spettacolare selezione
di opere dei secoli XVII e XVIII tra le quali spicca la sapiente e brillante ritrattistica
di Fra’ Galgario che ci restituisce una veritiera immagine della società
settecentesca.
Ad una ampia panoramica delle scuole olandese e fiamminga del Seicento
attraverso le opere dei generi maggiormente diffusi è dedicata la Sala XIII della
quale si segnalano in particolare la Santa Domitilla attribuita a Rubens ed
il Ritratto di Giovane fumatore di Jan Molenaer.
Nella Sala XIV il visitatore può cogliere attraverso esempi illustri e variegati lo
sviluppo della pittura di genere settecentesca in ambito lombardo e veneto: alle
aggraziate composizioni paesaggistiche ed ai ritratti “rococò” di Francesco
Zuccarelli si contrappongono la ruvida resa della realtà delle classi più povere
del Pitocchetto e le lucide e ironiche scene di vita dell’aristocrazia veneziana
del Longhi.
Interamente dedicata a Venezia ed ai suoi maggiori maestri la Sala XV documenta
la tradizione della “veduta” dalla propensione documentaristica dell’iniziatore
Luca Carlevarijs e del Canaletto, sino alle interpretazioni fantasiose
ed emotive di Francesco Guardi. L’esempio del gusto imperante a Venezia
nella grande pittura decorativa destinata a chiese e palazzi nobili è qui offerto
dai bozzetti preparatori di Giovan Battista Tiepolo.
Nelle tre salette attigue alla sala XII si possono ammirare le “armonie semplici
e misteriose di lucidissima chiarezza intellettuale”(F. Rossi) delle nature morte
con strumenti musicali di Evaristo Baschenis oltre ad alcune sculture provenienti
dalla donazione Zeri.
Nelle sale del pianoterra, che un tempo ospitavano gli uffici della segreteria e
recentemente recuperate, sono collocate opere dell’ottocento italiano. Nella
sala d’ingresso il protagonista è Giovanni Carnovali detto il Piccio, uno dei
più importanti allievi della Scuola di pittura di cui la Pinacoteca possiede
un’ampia raccolta di dipinti e disegni. Qui sono esposte sia opere ispirate al
neoclassicismo del maestro Diotti, primo direttore della scuola di pittura, che
le famose Flore degli anni sessanta, in cui il pittore raggiunge i suoi esiti più
nuovi. Le altre sale sono dedicate al Neoclassicismo e alla pittura romantica
con opere di Diotti, Francesco Hayez e del bergamasco Enrico Scuri; ai
Maestri dell’Ottocento, in cui spiccano artisti quali i milanesi Giuseppe
Bertini, Eleuterio Pagliano e Amerino Cagnoni, il napoletano Filippo
Palizzi e il paesaggio di De Nittis; a Cesare Tallone, direttore della scuola di
pittura alla fine dell’Ottocento, di cui si segnala il ritratto di Vittore Tasca, oltre
al dipinto di elevata qualità Ricordo di un dolore di Pelizza da Volpedo,
allievo personale del Tallone.
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