PINACOTECA DELL'ACCADEMIA CARRARA
Bergamo

  Informazioni generali

Indirizzo Piazza Giacomo Carrara 82/a - Bergamo
Tel. 035.399643 - Fax 035.247149
E_MAIL: segr@accademiacarrara.bergamo.it
URL: www.accademiacarrara.bergamo.it

Apertura

L'Accademia Carrara è chiusa dal 3 giugno 2008 per lavori di ristrutturazione. Una parte della raccolte verrà esposta dal 31 luglio 2008 al Palazzo della Ragione - Bergamo Alta.
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Ingresso
a pagamento

Visite guidate
a richiesta con prenotazione
al Bookshop (Tel. 035.399677 035.399503 )

Informazioni visite
Visite guidate a cura del
Gruppo Guide "Giacomo Carrara"

Bookshop
cataloghi, pubblicazioni anche monografiche, materiale didattico e articoli promozionali

Direzione e biblioteca
Via S. Tomaso 53
Tel. 035.399640

Ascensore
Si


CENNI STORICI

La Pinacoteca è ospitata nell’edificio neoclassico, progettato su disegno di Simone Elia - vincitore del concorso con Leopoldo Pollack - nel primo decennio del XIX secolo, sorto ad ampliamento della preesistente struttura commissionata dal fondatore Giacomo Carrara a Costantino Gallizioli. Il nucleo originario è costituito dalla imponente raccolta, frutto di oltre un quarantennio di collezionismo del Conte bergamasco che, ispirandosi ad idee illuministe lasciò alla città la sua raccolta “per pubblico beneficio” e con l’intento didattico di costituire un repertorio di modelli per la attigua scuola di pittura da lui voluta per l’istruzione di “dodici poveri giovani” ai quali si intendeva fornire una adeguata preparazione professionale oltre che artistica. Agli oltre 1500 pezzi della Collezione Carrara, in prevalenza rappresentativi delle scuole veneta e lombarda, si aggiunsero nel 1804 i circa 240 dipinti della collezione veneziana di Salvatore Orsetti acquistati dalla Commissaria che amministrava l’Accademia Carrara dopo la morte del fondatore. Il patrimonio della Pinacoteca si è arricchito nel corso del XIX e XX secolo in prevalenza attraverso importanti donazioni di intere collezioni private tra le quali non vanno dimenticate: la collezione Lochis (1866, opere in prevalenza di scuola centro italiana del rinascimento), il lascito del Senatore Giovanni Morelli (1891, dipinti di grande pregio del rinascimento italiano e d’oltralpe) fino alle più recenti Volpi Bassani D’Amico (1996, opere del Settecento italiano) e Federico Zeri (2000, 50 sculture rinascimentali e barocche). Attualmente la Pinacoteca conserva oltre 2000 dipinti insieme a miniature, disegni, stampe, sculture, medaglie e oggetti d’arredo.

CRITERI ESPOSITIVI - ITINERARIO DI VISITA

I dipinti esposti nelle 26 sale dei due piani e del pianoterra dell’edificio, sono ordinati in un percorso cronologico per scuole secondo due diversi modelli ostensivi: nelle sale del primo piano è di fatto riproposto un allestimento “a tappezzeria” con il rispetto del centro parete sottolineato dal dipinto di maggior pregio o dimensioni circondato dagli altri; al secondo piano l’allestimento, curato da Fernanda Wittgens negli anni sessanta del Novecento, privilegia la godibilità dei singoli pezzi collocati sulle pareti lungo una sola linea con ampi spazi di rispetto tra l’uno e l’altro. In alcune sale sono presenti, piccole sculture, o vetrine per la ostensione di medaglie, placchette e dipinti di piccolo formato; alcuni mobili completano l’arredo.

Si accede alla Pinacoteca attraverso l’ingresso posto nel corpo centrale di fabbrica che immette nel monumentale Salone d’onore (in cui è collocato il bookshop) anticamente adibito a sala dei gessi per la scuola di pittura di cui è testimonianza la particolare luminosità. Nella parete centrale, all’interno di una alta nicchia, è conservato il busto celebrativo ed idealizzante del fondatore eseguito nel 1804 da Antonio Canova.

Nella Sala I il gotico cortese è ben rappresentato nelle sue declinazioni lombarde (Bonifacio Bembo, Maestro del 1456), venete (Iacopo Bellini e Antonio Vivarini) e toscane (Paolo di Giovanni Fei).
Di particolare interesse: Carte da tarocco (26 pezzi a tempera, oro e argento su cartoncino). La Sala II è in gran parte costituita da opere provenienti dalla raccolta di Giovanni Morelli e rappresenta i diversi orientamenti artistici del Quattrocento toscano testimoniati dai differenti esiti della pittura di Beato Angelico, Sandro Botticelli, Lorenzo Monaco e Neroccio di Bartolomeo Landi. Accanto a questi il celeberrimo Ritratto di Lionello d’Este di Pisanello, espressione del momento di passaggio dal gotico cortese alla nuova cultura umanistica.
La Sala III consente una lettura ad ampio raggio della pittura veneta del Quattrocento: dalle scelte arcaizzanti della bottega squarcionesca e di quella dei Vivarini, a quelle più vicine alle nuove istanze dell’Umanesimo di Giovanni Bellini e Andrea Mantegna. Di particolare interesse il Trittico di San Martino di Bartolomeo Vivarini, la Madonna con Bambino di Carlo Crivelli e la Natività di Maria di Vittore Carpaccio elemento di un ciclo con le storie di Maria per la Scuola degli Albanesi a Venezia; le Madonne Lochis e di Alzano di Giovanni Bellini e la Madonna con Bambino di Andrea Mantegna.
Nella Sala IV si completa il percorso sul Quattrocento italiano attraverso le scuole lombarda, con Vincenzo Foppa e Ambrogio Borgognone, ferrarese, con Cosmè Tura e Boccaccio Boccaccino e piemontese, con Defendente Ferrari. Al variopinto panorama degli esiti della scuola belliniana in bergamasca è dedicata la Sala V: dall’ingenuo linguaggio di Francesco di Simone da Santacroce alla solenne interpretazione venata di realismo di Andrea Previtali, sino al raffinato cromatismo di Giovanni Cariani che apre già verso la pittura del Cinquecento.
La grande pittura veneta del Cinquecento è rappresentata nella Sala VI da due opere giovanili di Tiziano e dalle peculiari declinazioni bergamasche di Jacopo Palma il Vecchio e Giovanni Cariani, accanto ai quali spicca l’originale personalità di Lorenzo Lotto.
La Sala VII offre una selezione panoramica delle principali scuole del Cinquecento italiano: da Perugino e Raffaello a Tintoretto e El Greco. Una sintesi delle caratteristiche della Collezione Morelli è visibile nella Sala VIII che accoglie alcuni dipinti di piccolo formato ma di elevata qualità di scuole italiane del ‘400 e ‘500.
Alla ritrattistica del principale artista bergamasco del XVI secolo, Giovan Battista Moroni, è quasi interamente dedicata la Sala IX. Dai ritratti di pompa della altolocata nobiltà locale - Isotta Brembati , Pace e Bernardo Spini, sino ai più austeri e introspettivi Ritratti di vecchi, che ben rispecchiano l’adesione alle istanze morali della Controriforma da parte del pittore albinese nelle ultime fasi della sua vita.
Nella Sala X sono presenti opere del XV e XVI secolo, provenienti dalle Collezioni Lochis e Morelli, appartenenti alle principali scuole pittoriche d’oltralpe. Si segnalano in particolare la Salita al Calvario di Albrecht Durer , Cristo e l’adultera di Pieter Bruegel il Vecchio ed il Ritratto di Louis De Cleve di Jean Clouet.
Dopo aver ripercorso a ritroso le sale, l’itinerario riprende dalla Sala XI che si affaccia sullo scalone principale. In questa sala è visibile una ristretta rappresentanza di dipinti secenteschi, dei quali in origine la pinacoteca era ricca, salvatisi dalla imponente vendita all’asta del 1835. In ossequio al gusto neoclas-sico imperante, la Commissaria sacrificò una grande parte della Raccolta Carrara al fine di reperire i fondi necessari al restauro e riallestimento delle gallerie. Le opere conservate consentono comunque una lettura della ritrattistica e della pittura devozionale lombarde ispirate dalla Controriforma, Cerano, Carlo Ceresa, Giovan Paolo Cavagna e Enea Salmeggia, accanto ad alcuni esempi di scuola genovese, Bernardo Strozzi ed emiliana, Guercino.
La grande Sala XII con il soffitto decorato da Enrico Scuri e dai suoi allievi della Scuola di Pittura dell’Accademia Carrara presenta una spettacolare selezione di opere dei secoli XVII e XVIII tra le quali spicca la sapiente e brillante ritrattistica di Fra’ Galgario che ci restituisce una veritiera immagine della società settecentesca.
Ad una ampia panoramica delle scuole olandese e fiamminga del Seicento attraverso le opere dei generi maggiormente diffusi è dedicata la Sala XIII della quale si segnalano in particolare la Santa Domitilla attribuita a Rubens ed il Ritratto di Giovane fumatore di Jan Molenaer.
Nella Sala XIV il visitatore può cogliere attraverso esempi illustri e variegati lo sviluppo della pittura di genere settecentesca in ambito lombardo e veneto: alle aggraziate composizioni paesaggistiche ed ai ritratti “rococò” di Francesco Zuccarelli si contrappongono la ruvida resa della realtà delle classi più povere del Pitocchetto e le lucide e ironiche scene di vita dell’aristocrazia veneziana del Longhi.
Interamente dedicata a Venezia ed ai suoi maggiori maestri la Sala XV documenta la tradizione della “veduta” dalla propensione documentaristica dell’iniziatore Luca Carlevarijs e del Canaletto, sino alle interpretazioni fantasiose ed emotive di Francesco Guardi. L’esempio del gusto imperante a Venezia nella grande pittura decorativa destinata a chiese e palazzi nobili è qui offerto dai bozzetti preparatori di Giovan Battista Tiepolo.
Nelle tre salette attigue alla sala XII si possono ammirare le “armonie semplici e misteriose di lucidissima chiarezza intellettuale”(F. Rossi) delle nature morte con strumenti musicali di Evaristo Baschenis oltre ad alcune sculture provenienti dalla donazione Zeri.
Nelle sale del pianoterra, che un tempo ospitavano gli uffici della segreteria e recentemente recuperate, sono collocate opere dell’ottocento italiano. Nella sala d’ingresso il protagonista è Giovanni Carnovali detto il Piccio, uno dei più importanti allievi della Scuola di pittura di cui la Pinacoteca possiede un’ampia raccolta di dipinti e disegni. Qui sono esposte sia opere ispirate al neoclassicismo del maestro Diotti, primo direttore della scuola di pittura, che le famose Flore degli anni sessanta, in cui il pittore raggiunge i suoi esiti più nuovi. Le altre sale sono dedicate al Neoclassicismo e alla pittura romantica con opere di Diotti, Francesco Hayez e del bergamasco Enrico Scuri; ai Maestri dell’Ottocento, in cui spiccano artisti quali i milanesi Giuseppe Bertini, Eleuterio Pagliano e Amerino Cagnoni, il napoletano Filippo Palizzi e il paesaggio di De Nittis; a Cesare Tallone, direttore della scuola di pittura alla fine dell’Ottocento, di cui si segnala il ritratto di Vittore Tasca, oltre al dipinto di elevata qualità Ricordo di un dolore di Pelizza da Volpedo, allievo personale del Tallone.