Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, il conte Luigi Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, il conte Luigi Tadini (1745- 1829) raccolse un notevole patrimonio artistico e, per offrire anche al pubblico la possibilità di arricchirsi culturalmente con il contatto diretto con l’opera d’arte, affidò all’arch. Sebastiano Salimbeni l’incarico di progettare un edificio che servisse sia per l’esposizione delle sue collezioni sia come scuola di disegno e di musica.
La nuova costruzione, realizzata tra il 1821 e il 1826, doveva raccordarsi con l’antico palazzo Barboglio, già del Tadini, dove egli era solito passare il periodo estivo con la famiglia e dove, per l’improvviso crollo di un ambiente in demolizione, nel 1799 era morto in giovane età il suo unico figlio Faustino. Lo stesso architetto, nel 1821, aveva già ultimato la cappella al centro del giardino intorno alla Stele Tadini, capolavoro dell’ultima attività di Antonio Canova..
Nel 1827 il conte cominciò a trasferire da Crema le sue collezioni; inoltre nel 1828, per tenere vivo il ricordo del figlio ed il nome del casato, istituì a Lovere la “Accademia Tadini di Belle Arti” comprendente la scuola di disegno e quella di musica, la pinacoteca ed il museo.
E’ ancora attiva l’Accademia musicale con un regolare anno scolastico e corsi di perfezionamento, in estate, per violinisti, violoncellisti e cantanti lirici.
Nella sala concerti ogni anno, nei mesi di aprile e maggio, si svolge una prestigiosa stagione di concerti di musica da camera.
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CRITERI ESPOSITIVI - ITINERARIO DI VISITA
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Punto di partenza è la cappella che si apre nel giardino, con le tre tombe della famiglia Tadini e la Stele Tadini, scolpita da Antonio Canova in memoria dell’amico Faustino Tadini , autore di un intelligente commento alle opere del famoso scultore neoclassico.
La Galleria, a cui si accede per un ampio scalone a tre rampe, è disposta su 23 sale intercomunicanti con i soffitti dipinti dal trevigliese Luigi Dell’Era (1826) e comprende:
- una raffinata selezione di oggetti d’arte di gusto neoclassico, che insieme a arazzi, armature, medaglie, porcellane, reperti archeologici, sculture documenta la vastità degli interessi del collezionista. Il Gabinetto archeologico, tra i pochi in Lombardia, ha conservato l’arredo ottocentesco.
- la collezione di dipinti (esposta nell’ala occidentale) che, sino alla fine dell’800, ha conservato la disposizione voluta dal Tadini con dipinti sistemati in molteplici file sovrapposte e raggruppati, in gran parte, per soggetto; ora, invece, è stata organizzata in ordine cronologico e, fin dove possibile, per scuole e tendenze. Tra i capolavori da non perdere, la Madonna con il Bambino di Jacopo Bellini, un Sant’Antonio da Padova di Antonio e Bartolomeo Vivarini, una bella pala d’altare di Paris Bordon, il Ritratto d’uomo con boccale di Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto.
- una sezione destinata ad esporre, a rotazione, significative testimonianze d’arte moderna e contemporanea acquisite nel tempo.
La biblioteca privata del conte Tadini (attualmente in riordino).
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