Nella splendida cornice montuosa dell’alta Valle Seriana, quasi alla confluenza
con la Valcanale, si adagia lungo il pendio che costeggia il versante idrografico
sinistro del Serio, il paese di Ardesio.
Oggi ridente località turistica a circa 600 m. di altitudine, Ardesio ha alle sue
spalle una storia che affonda le radici soprattutto nell’attività lavorativa della
sua gente e nelle risorse minerarie, prevalentemente di materiali ferrosi, ma
anche di argento e di altri metalli, di cui è ricca tutta la zona, risorse
conosciute e sfruttate fin dalla preistoria.
L’attività mineraria esercitata pure in età romana nelle varie località della
valle è testimoniata, oltreché da reperti, anche da un passo di Plinio il
Vecchio nella sua “Naturalis Historia”. Nel medio evo, a partire dall’anno
1026, Ardesio entrò a far parte della giurisdizione della “curia” del vescovo
di Bergamo, fino a che, passato nel 1427 sotto il dominio della repubblica
di Venezia, come tutta la valle, il paese vide incrementata dalla Serenissima
l’attività mineraria, che proseguì poi fino alla metà del nostro secolo quando,
per cause diverse, le miniere della zona furono chiuse, le gallerie caddero in
abbandono e le loro imboccature vennero sommerse dai rovi.
Di questa e delle altre attività che hanno caratterizzato la vita di Ardesio nel
corso dei secoli, sono raccolti cimeli e testimonianze nel museo etnografico;
il museo, istituito dal Comune di Ardesio nel 1982, consta, allo stato attuale,
di cinque sezioni distribuite su due piani e in un edificio attiguo.
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CRITERI ESPOSITIVI - ITINERARIO DI VISITA
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La prima sala, denominata “saletta della Comunità”, reca al centro un plastico
raffigurante la formazione morfologica della Valle Seriana; tutt’intorno,
lungo le pareti, una serie di fotografie illustra luoghi e personaggi del passato
riguardanti le varie località della zona, mentre in bacheche sono conservati
manoscritti e documenti antichi.
Tra i più interessanti vi sono quelli relativi all’apparizione della Beata Vergine,
avvenuta nel 1607, a ricordo della quale è sorto il santuario; accanto è conservata
una pubblicazione del 1800, fatta da un parroco di Ardesio don
Antonio Riccardi, sui più importanti santuari all’epoca esistenti.
Particolarmente notevole è un manoscritto con lo Statuto del Comune
risalente al 1507; è conservato pure un documento manoscritto, firmato da
Mussolini, relativo all’approvazione nel 1928, durante il Regno d’Italia, dello
stemma di Ardesio, cui si ricollega l’origine del nome, “Ardeo et renascor”,
con una fenice che rinasce dalle fiamme.
La seconda sezione è dedicata al lavoro delle donne che, nel passato, si occupavano
soprattutto della filatura e tessitura di canapa, lino e lana prodotti “in
loco”; numerosi gli attrezzi usati per tale attività, dalle “sfrantoie” alle rocche,
ai fusi, per giungere ad un telaio d’uso domestico, ricostruito con legno antico,
sul modello di un vecchio telaio esistente in Valle di Scalve.
Un settore di questa sala al primo piano conserva manufatti in lana, canapa,
lino e seta: capi di abbigliamento femminili (fra cui l’abito nuziale, nero) e
maschili (l’abito festivo, tipico dell’emigrante), oltre a scarpe e zoccoli per lo
più chiodati. Nella stessa sala sono conservati una bilancia del 1700 utilizzata
per pesare il sale da distribuire ai paesi della comunità ed alcuni affreschi
dei secoli XV e XVII provenienti da una casa privata di Ardesio.
Al secondo piano si trovano la terza e la quarta sezione, dedicate rispettivamente
al lavoro dei minatori ed a quello dei boscaioli: accanto alla
ricostruzione di un tronco di galleria, vi sono pezzi originali della miniera,
perforatrici ad aria compressa, lampade ad acetilene; in due vetrine sono
esposti vari esemplari di minerali, per lo più provenienti dalla zona; sono
inoltre presenti vari attrezzi per lavorazioni minerarie (mazze, picconi,
martelli) e oggetti ricavati dal lavoro dei magli e delle fucine.
Il tutto accompagnato da didascalie e da un’ampia documentazione ricca di
bellissime fotografie d’epoca, carte topografiche, carteggi autentici.
L’attività dei boscaioli è testimoniata da attrezzi, fra cui vari tipi di seghe (il
“partidur”, il “rasgot” e altri), una slitta (“trona”) per trascinare a valle
fascine, un “uncino” utilizzato per il trasporto dei tronchi lungo il fiume
Serio; vi è pure un campionario di essenze legnose.
Al centro della sala è presente un interessante attrezzo: la “machina de porgà
la rasa”, una macchina per purificare la resina fluidificata, che veniva filtrata
attraverso questo torchio, per la utilizzazione.
La quinta sezione è costituita da una casa rurale di impianto quattrocentesco,
situata a fianco della sede museale, in via Tasso 2: inaugurata il 1° maggio
1998, ospita ambientazioni dell’artigianato e dell’agricoltura montana.
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