MUSEO DONIZETTIANO
Bergamo

  Informazioni generali
Fondazione Bergamo nella storia
Piazza Mercato del Fieno 6/A - 24129 Bergamo
Tel. 035.247116 - 035.226332 - Fax 035.219128

Indirizzo
Museo Donizettiano
Via Arena 9 - Bergamo
Tel. 035.237374
E_MAIL: info@bergamoestoria.it
URL: www.bergamoestoria.org

Apertura

* Da ottobre a maggio: 9.30-13
Sabato e festivi 9.30-13.00; 14.00-17.30
* Da giugno a settembre: 9.30-13.00; 14.00-17.30
Chiuso il Lunedì

Ingresso
a pagamento
Biglietto singolo 3.00 euro
Biglietto cumulativo per i quattro siti del circuito museale (Museo Donizettiano, Rocca, ex Convento di San Francesco, Campanone) 5.00 euro
Gratuito per ragazzi da 0 a 18 anni e disabili.

Visite guidate
A richiesta, a cura dei servizi educativi

Informazioni visite
Tel. 035.247116 - Fax. 035.219128
email museostorico.educazione@bergamoestoria.it

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CENNI STORICI

Il Museo, ospitato in quella che fu la Sala del Consiglio della Misericordia Maggiore di Bergamo, venne aperto al pubblico nel 1906, dopo che l’ente benefico ebbe accolto due importanti donazioni: la preziosa raccolta di cimeli donizettiani della baronessa Giovanna Ginevra Rota Basoni Scotti, e gli arredi della stanza in cui il compositore bergamasco morì, di proprietà di Cristoforo Scotti, che ospitò il musicista malato negli ultimi anni della sua vita.

La donazione seguì il grande successo tributato dalla cittadinanza alla mostra voluta per celebrare la nascita del compositore nel 1897 e fu vincolata dalla famiglia Scotti alla fondazione di un Museo Donizettiano. La nuova istituzione museale si avvalse anche del deposito della ricca raccolta di cimeli e documenti di proprietà comunale, in gran parte conservate sino ad allora presso la civica biblioteca “Angelo Mai”.

Grazie all’infaticabile opera di ricerca e valorizzazione dei materiali conservati svolta dal primo longevo conservatore, il parmense Guido Zavadini, il patrimonio poté essere incrementato: particolarmente significativi il prezioso archivio e la stesura, nel 1936, del primo catalogo del museo.

Dalla fine del 2002 il Museo Donizettiano è entrato nel circuito museale gestito dalla Fondazione Bergamo nella storia.

CRITERI ESPOSITIVI - ITINERARIO DI VISITA

L’accesso alla splendida sala di gusto neoclassico, affrescata da Vincenzo Bonomini, avviene attraverso un atrio che si può a ragione considerare parte del museo stesso, lungo le cui pareti scorre una interessante galleria di ritratti di musicisti ad opera di grandi figure della pittura bergamasca dell’Ottocento: a sinistra dell’ingresso “Gaetano Donizetti” di Ponziano Loverini, “Amilcare Ponchielli” di Cesare Tallone, “Giovanni Simone Mayr” di Enrico Scuri, “Vincenzo Petrali” di Cesare Tallone, “Pietro Rovelli” di Enrico Scuri; lungo il lato destro (al centro del quale si apre l’ingresso del museo) si segnalano “Antonio Dolci” e “Alessandro Nini” di Giuseppe Villosi.

Il percorso di visita all’interno del Museo prevede diversi itinerari. I numerosi dipinti (di Dotti, Villosi, Coghetti) consentono di proseguire la lettura della ritrattistica locale iniziata nell’atrio, mentre i materiali contenuti nelle vetrine centrali raccolgono preziose documentazioni delle vicende biografiche e artistiche di Gaetano Donizetti, dalla nascita (nella prima vetrina si segnala il disegno su carta di Francesco Coghetti che ritrae i genitori del musicista) alla stesura delle prime esercitazioni scolastiche scritte sino al 1815 sotto la guida del suo maestro Giovanni Simone Mayr (nella seconda vetrina si vedono gli autografi). Si possono inoltre osservare il libretto di Morelli per l’Enrico di Borgogna, opera prima rappresentata a Venezia nel 1818, e i manoscritti originali delle composizioni sacre e da camera che Donizetti continuò a realizzare ed eseguire insieme a Mayr prima e dopo il soggiorno bolognese. Tra le testimonianze visibili si segnalano il preziosissimo autografo della partitura del II atto dell’Elisir d’amore (opera della quale si conservano anche i disegni di Sanquirico per le scenografie scaligere) e molti oggetti d’uso appartenuti al maestro, come i suoi necessaire da viaggio, la pipa turca ricevuta in dono dal fratello Giuseppe, una simpatica caricatura.

In una saletta, il letto su cui è morto il musicista e una poltrona utilizzata nel corso della lunga malattia che lo ha tormentato documentano l'interesse per i cimeli personali di Donizetti nel percorso di creazione del mito che lo riguarda.

Numerosi gli strumenti musicali presenti nel percorso: una serie di strumenti a fiato della prima metà dell’Ottocento; un violoncello piccolo appartenuto a Alfredo Piatti; l’armonium Forneaux; un armonium ottocentesco con un dispositivo elettromeccanico di registrazione; lo splendido fortepiano Bosendorfer, acquistato da Donizetti nel 1844 per la baronessa Rota Basoni; un forte piano da parete Kaspar Lorenz Vienna appartenuto a Mayr. Di grande valore storico e artistico anche il pianoforte a coda del musicista, proveniente dalla casa della famiglia della moglie, Virginia Vasselli: sul coperchio è riportato un brano della lettera con la quale lo stesso Donizetti ne ordinava la conservazione per preservare la memoria del suo operato: “Non vendere – scriveva – per qualunque prezzo quel pianoforte che racchiude tutta la mia vita artistica dal 1822 (…) là vi mormorano le Anne, le Marie, le Fauste, le Lucie (…)”.