La Pinacoteca, inaugurata nel 2002, nasce da una donazione di circa 150
opere, per la maggior parte quadri d’epoca compresa tra il 1500 e il 1700,
che un grande estimatore, appassionato ed amante dell’arte, don Gianni
Bellini, ha raccolto nella sua vita per donarli poi alla comunità di Sarnico.
Oltre ai dipinti, fanno parte della donazione alcuni pregiati mobili d’epoca, interessanti
statue marmoree e lignee e quattro crocifissi “processionali” di grande
interesse.
La Pinacoteca è collocata nella parte più antica di Palazzo Gervasoni, uno stabile
del XV secolo sito nel punto più alto del centro storico di Sarnico. Un tempo
convento di suore, divenuto poi residenza privata, il palazzo mostra ancora
i segni dell’antica destinazione: una parte del chiostro, il pavimento dello
stesso con l’impluvio, il ballatoio, ne sono i segni più evidenti.
Ristrutturato in modo encomiabile, dotato di tutte le moderne tecnologie per
la conservazione delle opere d’arte, Palazzo Gervasoni offre al visitatore un
percorso, che comprende più sale espositive, estremamente interessante, fino
a concludersi nell’ultima sala del piano più alto dove, attraverso il grande lucernario
che fa da copertura, filtra la luce naturale che permette una perfetta
visione delle opere esposte.
Nell’ampia sala del piano terra, opportunamente attrezzata, si svolge anche
attività musicale e concertistica.
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CRITERI ESPOSITIVI - ITINERARIO DI VISITA
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Le opere sono esposte su tre piani di cui ornano le pareti; al piano terra e al
primo piano si aprono, lateralmente, delle piccole sale anch’esse utilizzate come
spazi espositivi.
Piano terra: all’ingresso, si presenta al visitatore un’ampia sala dove si possono
ammirare opere riguardanti la pittura devozionale e primitiva. Appena entrati,
sulla sinistra, una bella tela del pittore bergamasco Francesco Zucco raffigurante
la “Madonna con Bambino e S.Francesco Benizzi” mentre sulla destra,
“l’Annunciazione” di Pietro Ronzelli e la “Natività” opera di ambiente
milanese della seconda metà del XVI secolo.
Proseguendo si incontrano: una bella statua lignea di S.Sebastiano, “Salomè
con la testa del Battista” dell’ambiente del pittore milanese Andrea Solario,
una “Pietà” della scuola cremonese di Antonio Campi, una piccola
“Crocifissione con Maria e S.Giovanni” di provenienza bergamasca,
“S.Giovanni Battista” e “S.Stefano” opere del Cesareo, pittore bergamasco
della seconda metà del ‘600, ”l’Allegoria della giustizia” di scuola mantovana
ed altre opere di scuola emiliana e cremonese.
Sul lato destro, si aprono due salette, dove sono esposti dipinti di dimensioni
più ridotte che rappresentano essenzialmente temi devozionali.
Fra le opere più interessanti si segnalano, nella prima saletta: “Cristo fra i dottori”
dell’ambiente di Bonifacio Veronese, una “Madonna con Bambino” copia
antica da Perugino, “Sacra Famiglia con S.Giovannino” dell’ambito dei
pittori bergamaschi Santacroce, “Crocifissione e Santi” di scuola fiamminga
oltre a due bei mobili con due statue di angeli.
Nella seconda saletta: “ Madonna con Bambino e un vaso di fiori” di un autore
che ha come punto di riferimento l’ambito di Carlo Ceresa, pittore bergamasco
operante a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, “Paesaggio fluviale”
che guarda con attenzione al paesaggismo veneto di Giuseppe Zais, e un trittico
di scuola veneta con “Madonna, angeli, S. Marco e S. Cristoforo”.
Primo piano: il primo piano è caratterizzato da un ballatoio che corre lungo le
quattro pareti e da tre salette laterali, mentre, al centro dello spazio, la mancanza
del pavimento permette al visitatore di affacciarsi e di rivolgere il proprio
sguardo anche verso il sottostante piano terra.
Questo piano è dedicato alla scuola veneta, lombarda e bergamasca, ai ritratti
e alla scuola dell’Italia centrale. Tra le opere esposte, sono da segnalare:
“Compianto su Cristo morto” di Palma il Giovane, una “Crocifissione” copia
da una incisione di Rembrandt, la “Madonna dei dolori e due angeli che
mostrano i simboli della Passione di Cristo” del pittore spagnolo Josè
Guerrero Tobar, due piccoli “Paesaggi” che fanno riferimento alla scuola
fiamminga del ‘600 dei Teniers e di Rubens, una “Vanitas” di ambiente spagnolo
della metà del XVII secolo ed un’altra, molto più elaborata della precedente,
con “Teschio, fiori, candele e scrigno di gioielli” di scuola olandese
della fine del XVII secolo, alcuni “Paesaggi con episodi mitologici” anch’essi
di scuola olandese della metà del ‘600, un “Baccanale” della cerchia di Nicolas
Poussin, un bel “Prometeo” di scuola napoletana della fine del ‘600 e
“l’Incredulità di S.Tomaso” opera di ampie dimensioni di un caravaggesco
fiammingo.
Appesi al soffitto scendono due pannelli su cui sono collocati: la “Madonna
con Bambino e il ritratto di due committenti” di Nicola Reniers, un
“S.Francesco” il cui anonimo autore imita la pittura di Alessandro Magnasco,
una “Maddalena” e un “Baccanale”.
Nella prima delle tre salette laterali si trovano, tra gli altri: “Madonna con
Bambino e S.Carlo e S.Francesco di Sales” opera del 1716 di Pietro Gualdo,
“Busto di S.Paolo” e “Busto di S.Giuseppe” probabili opere del Cifrondi e,
del seicentesco pittore milanese Francesco Cairo, “l’Orazione di Cristo nell’orto
con angeli”.
Nella seconda saletta trovano collocazione: un “Ritratto di vecchia” di
Bartolomeo Nazzari che presenta, in alto, il nome del personaggio “LIA”, un
bel “Ritratto” opera di un anonimo artista che guarda con molta attenzione alla
ritrattistica di Van Dyck e il “Ritratto di Giacomo Santacroce” attribuito a
Carlo Ceresa in cui è anche rappresentato lo stemma del casato del personaggio
e, in una lunga descrizione, anche la sua età (72 anni).
Nella terza saletta si possono ammirare: una “Madonna del latte” opera proveniente
dall’ambiente che gravitava attorno a Pietro da Cortona e la
“Lucrezia Romana” del pittore seicentesco emiliano Francesco Cagnacci.
In una piccola saletta che precede la rampa di scale per il secondo piano, si trovano:
una “Madonna con Bambino” e “Le tre età dell’uomo”del pittore veronese
Antonio Balestra attivo tra la fine del ‘600 e i primi quarant’anni del
‘700, “S.Gerolamo in meditazione” di area tizianesca e una serie di opere di
scuola veneta e veneziana.
Secondo piano: anche il secondo piano dedicato principalmente alla natura
morta e al paesaggio, come il primo, presenta, lungo le pareti, un ballatoio
mentre il centro dell’ambiente, completamente aperto al piano sottostante, è
chiuso da un pavimento appositamente realizzato in sede di ristrutturazione,
utilizzato anch’esso come spazio espositivo.
A coprire il tutto un ampio lucernario che conferisce a questa sala una notevole
luminosità.
Iniziando dalla parete di sinistra sono esposti: due piccoli “Paesaggi” inseriti in
cornici poligonali di scuola emilana della metà del XVII secolo, “Paesaggio
con Elia nutrito da un corvo” di Bernardo Luca Sanz, pittore tedesco attivo
anche a Bergamo, una serie di “Nature morte con fiori” dalla precisa e nitida
descrizione del dettaglio, elemento caratterizzante la scuola fiamminga a cui gli
anonimi autori fanno riferimento, vari “Paesaggi” tra cui uno opera di un imitatore
di Marco Ricci, alcune “Scene di battaglia” di ambiente veneto del
XVIII secolo.
Al centro della sala, su appositi pannelli, sono collocati: una “Natura morta”
dell’ambito di Fede Galizia, il “Festino degli Dei” della scuola di Nicolas
Poussin dove è raffigurato Re Mida arbitro della sfida tra Apollo e Marsia, una
“Scena di giostra” di scuola veronese della fine del ‘500.
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