MUSEO CIVICO GIANNI BELLINI
Sarnico

  Informazioni generali

Indirizzo
Via S. Paolo 8 - Sarnico
Tel. e Fax 035.912165
E_MAIL: museo.sarnico@libero.it

Apertura

Sabato 09.30-12.00 15.00-19.00
estivo 20.00-22.30
Domenica 10.00-12.00 15.00-19.00

Ingresso
gratuito

Visite guidate
su prenotazione per gruppi e
percorsi didattici per scolaresche


CENNI STORICI

La Pinacoteca, inaugurata nel 2002, nasce da una donazione di circa 150 opere, per la maggior parte quadri d’epoca compresa tra il 1500 e il 1700, che un grande estimatore, appassionato ed amante dell’arte, don Gianni Bellini, ha raccolto nella sua vita per donarli poi alla comunità di Sarnico.
Oltre ai dipinti, fanno parte della donazione alcuni pregiati mobili d’epoca, interessanti statue marmoree e lignee e quattro crocifissi “processionali” di grande interesse.

La Pinacoteca è collocata nella parte più antica di Palazzo Gervasoni, uno stabile del XV secolo sito nel punto più alto del centro storico di Sarnico. Un tempo convento di suore, divenuto poi residenza privata, il palazzo mostra ancora i segni dell’antica destinazione: una parte del chiostro, il pavimento dello stesso con l’impluvio, il ballatoio, ne sono i segni più evidenti.

Ristrutturato in modo encomiabile, dotato di tutte le moderne tecnologie per la conservazione delle opere d’arte, Palazzo Gervasoni offre al visitatore un percorso, che comprende più sale espositive, estremamente interessante, fino a concludersi nell’ultima sala del piano più alto dove, attraverso il grande lucernario che fa da copertura, filtra la luce naturale che permette una perfetta visione delle opere esposte.

Nell’ampia sala del piano terra, opportunamente attrezzata, si svolge anche attività musicale e concertistica.

CRITERI ESPOSITIVI - ITINERARIO DI VISITA

Le opere sono esposte su tre piani di cui ornano le pareti; al piano terra e al primo piano si aprono, lateralmente, delle piccole sale anch’esse utilizzate come spazi espositivi.

Piano terra: all’ingresso, si presenta al visitatore un’ampia sala dove si possono ammirare opere riguardanti la pittura devozionale e primitiva. Appena entrati, sulla sinistra, una bella tela del pittore bergamasco Francesco Zucco raffigurante la “Madonna con Bambino e S.Francesco Benizzi” mentre sulla destra, “l’Annunciazione” di Pietro Ronzelli e la “Natività” opera di ambiente milanese della seconda metà del XVI secolo.

Proseguendo si incontrano: una bella statua lignea di S.Sebastiano, “Salomè con la testa del Battista” dell’ambiente del pittore milanese Andrea Solario, una “Pietà” della scuola cremonese di Antonio Campi, una piccola “Crocifissione con Maria e S.Giovanni” di provenienza bergamasca, “S.Giovanni Battista” e “S.Stefano” opere del Cesareo, pittore bergamasco della seconda metà del ‘600, ”l’Allegoria della giustizia” di scuola mantovana ed altre opere di scuola emiliana e cremonese.

Sul lato destro, si aprono due salette, dove sono esposti dipinti di dimensioni più ridotte che rappresentano essenzialmente temi devozionali. Fra le opere più interessanti si segnalano, nella prima saletta: “Cristo fra i dottori” dell’ambiente di Bonifacio Veronese, una “Madonna con Bambino” copia antica da Perugino, “Sacra Famiglia con S.Giovannino” dell’ambito dei pittori bergamaschi Santacroce, “Crocifissione e Santi” di scuola fiamminga oltre a due bei mobili con due statue di angeli.

Nella seconda saletta: “ Madonna con Bambino e un vaso di fiori” di un autore che ha come punto di riferimento l’ambito di Carlo Ceresa, pittore bergamasco operante a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, “Paesaggio fluviale” che guarda con attenzione al paesaggismo veneto di Giuseppe Zais, e un trittico di scuola veneta con “Madonna, angeli, S. Marco e S. Cristoforo”.

Primo piano: il primo piano è caratterizzato da un ballatoio che corre lungo le quattro pareti e da tre salette laterali, mentre, al centro dello spazio, la mancanza del pavimento permette al visitatore di affacciarsi e di rivolgere il proprio sguardo anche verso il sottostante piano terra.

Questo piano è dedicato alla scuola veneta, lombarda e bergamasca, ai ritratti e alla scuola dell’Italia centrale. Tra le opere esposte, sono da segnalare: “Compianto su Cristo morto” di Palma il Giovane, una “Crocifissione” copia da una incisione di Rembrandt, la “Madonna dei dolori e due angeli che mostrano i simboli della Passione di Cristo” del pittore spagnolo Josè Guerrero Tobar, due piccoli “Paesaggi” che fanno riferimento alla scuola fiamminga del ‘600 dei Teniers e di Rubens, una “Vanitas” di ambiente spagnolo della metà del XVII secolo ed un’altra, molto più elaborata della precedente, con “Teschio, fiori, candele e scrigno di gioielli” di scuola olandese della fine del XVII secolo, alcuni “Paesaggi con episodi mitologici” anch’essi di scuola olandese della metà del ‘600, un “Baccanale” della cerchia di Nicolas Poussin, un bel “Prometeo” di scuola napoletana della fine del ‘600 e “l’Incredulità di S.Tomaso” opera di ampie dimensioni di un caravaggesco fiammingo.

Appesi al soffitto scendono due pannelli su cui sono collocati: la “Madonna con Bambino e il ritratto di due committenti” di Nicola Reniers, un “S.Francesco” il cui anonimo autore imita la pittura di Alessandro Magnasco, una “Maddalena” e un “Baccanale”.

Nella prima delle tre salette laterali si trovano, tra gli altri: “Madonna con Bambino e S.Carlo e S.Francesco di Sales” opera del 1716 di Pietro Gualdo, “Busto di S.Paolo” e “Busto di S.Giuseppe” probabili opere del Cifrondi e, del seicentesco pittore milanese Francesco Cairo, “l’Orazione di Cristo nell’orto con angeli”.

Nella seconda saletta trovano collocazione: un “Ritratto di vecchia” di Bartolomeo Nazzari che presenta, in alto, il nome del personaggio “LIA”, un bel “Ritratto” opera di un anonimo artista che guarda con molta attenzione alla ritrattistica di Van Dyck e il “Ritratto di Giacomo Santacroce” attribuito a Carlo Ceresa in cui è anche rappresentato lo stemma del casato del personaggio e, in una lunga descrizione, anche la sua età (72 anni).

Nella terza saletta si possono ammirare: una “Madonna del latte” opera proveniente dall’ambiente che gravitava attorno a Pietro da Cortona e la “Lucrezia Romana” del pittore seicentesco emiliano Francesco Cagnacci.

In una piccola saletta che precede la rampa di scale per il secondo piano, si trovano: una “Madonna con Bambino” e “Le tre età dell’uomo”del pittore veronese Antonio Balestra attivo tra la fine del ‘600 e i primi quarant’anni del ‘700, “S.Gerolamo in meditazione” di area tizianesca e una serie di opere di scuola veneta e veneziana.

Secondo piano: anche il secondo piano dedicato principalmente alla natura morta e al paesaggio, come il primo, presenta, lungo le pareti, un ballatoio mentre il centro dell’ambiente, completamente aperto al piano sottostante, è chiuso da un pavimento appositamente realizzato in sede di ristrutturazione, utilizzato anch’esso come spazio espositivo.
A coprire il tutto un ampio lucernario che conferisce a questa sala una notevole luminosità.

Iniziando dalla parete di sinistra sono esposti: due piccoli “Paesaggi” inseriti in cornici poligonali di scuola emilana della metà del XVII secolo, “Paesaggio con Elia nutrito da un corvo” di Bernardo Luca Sanz, pittore tedesco attivo anche a Bergamo, una serie di “Nature morte con fiori” dalla precisa e nitida descrizione del dettaglio, elemento caratterizzante la scuola fiamminga a cui gli anonimi autori fanno riferimento, vari “Paesaggi” tra cui uno opera di un imitatore di Marco Ricci, alcune “Scene di battaglia” di ambiente veneto del XVIII secolo.

Al centro della sala, su appositi pannelli, sono collocati: una “Natura morta” dell’ambito di Fede Galizia, il “Festino degli Dei” della scuola di Nicolas Poussin dove è raffigurato Re Mida arbitro della sfida tra Apollo e Marsia, una “Scena di giostra” di scuola veronese della fine del ‘500.